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“Datemi una chitarra, non solleverò il mondo. ...ma lo farò ballare..” Irons Dopo Londra e New York il terzo polo della musica rock agli albori è Los Angeles. Los Angeles è la capitale del consumismo, e agli inizi degli anni '60 è in pieno boom economico. Il tenore di vita è altissimo, i giovani hanno molti soldi e vogliono soprattutto divertirsi (e chi non lo vorrebbe?); e in California divertimento significa sole, spiaggia, auto e ragazze (mentre invece a Milano significa nebbia, asfalto, auto ferma in doppia fila e lavoro sfrenato per poi fare il Cicci un mese all’anno a Forte dei Marmi).Ma Los Angeles non e` associata ad alcuno stile musicale, a differenza di Nashville (country), Memphis (rockabilly), Chicago (rhythm and blues) o Detroit (soul). La California ha vissuto da spettatrice passiva la breve era del rock and roll. Ha guardato con simpatia e tenerezza soltanto i più pubblicizzati rocker bianchi, trascurando l'essenza "nera" del fenomeno, da buona città patinata e plastificata (come la faccia del suo attuale governatore Arnold Schwarznegger).Musicalmente Los Angeles poteva vantare soltanto il rhythm and blues di T-Bone Walker, l'orchestra di Johnny Otis, il rocker Eddie Cochran e un paio di teen idol. Sul versante della musica popolare imperava il country tradizionale, ballabile e non impegnato, suonato con banjo, violino e chitarra acustica, diffuso anche nella sua versione ritmica piu` pura, il bluegrass, molto popolare in coffeehouse come l'Ash Grove di Melrose Avenue. Nel 1963 le principali bande di bluegrass professionale erano gli Hillmen di Chris Hillman e i Kentucky Colonels di Clarence White. Eppure è a Los Angeles che prendono fuoco i due generi di transizione piu` importanti: il surf e il folk-rock. Merito, in realta`, piu` dell'efficientissimo organismo di produzione discografica (e in generale di spettacolo) che non del genio dei musicisti: a creare i nuovi generi sono spesso personaggi come Lou Adler, Herb Alpert, Terry Melcher, Jack Nitzsche, intraprendenti manager d'industria ma musicalmente pari a Mino Reitano (di adesso, in quanto non discutiamo i capolavori della sua gioventù, come “Italia, Italia, di terra bella uguale non ce n’è..” che dovrebbero far parte del bagaglio culturale e della memoria di ogni giovane italiano, balilla e non) Il surf La prima invenzione locale è uno stile ritmato ed eccitante, prevalentemente vocale, progettato per accompagnare le follie dello sport da spiaggia piu` in voga: la musica surf. Questo genere stupidino (in quanto musicalmente potrebbe suonarlo persino Apicella bendato, poiché guidato dalla mano onnisciente e chiaramente unta di Silvio) e` importante perche' cattura e codifica una volta per tutte l'umore musicale dell’impensante giovane californiano. E` ancora un genere relativamente povero dal punto di vista strumentale (bastano una chitarra scordata e due pezzi della batteria), basato su armonie vocali a intreccio con gorgheggi in falsetto, ma rapresenta una netta evoluzione rispetto agli stili imperanti doo-woop e bluegrass. Soprattutto rappresenta una decisa reazione contro i divi da spiaggia, a partire da Presley (ebbene si proprio Elvis), che stavano inflazionando Hollywood e la radio. Tanto ipocriti erano le loro avventure e canzoni romantiche quanto genuino, scansonato e idiota era il ritmo della musica surf. Sulle spiagge godettero di grande popolarita` anche i brani strumentali, soprattutto quelli di Dick Dale, padre fondatore del genere. La versione punk di quella musica da spiaggia e` ben rappresentata da Surfin' Bird (1963) dei Trashmen (gruppo di Minneapolis comprendente il cantante Dan Winslow e il chitarrista Tony Andreason, ma fu il batterista Steve Wahrer ad avere l'idea di fondere due canzoni di un altro gruppo in un motivetto demenziale). I massimi esponenti della musica surf, e il primo dei complessi storici della California, furono i Beach Boys 
Ma forse i piu` tipici (e commerciali) dell'ondata surf furono Jan & Dean, magari ai più di voi sconosciuti. 
Furono innumerevoli i brani come California Sun (1964) dei Rivieras a sfruttare un brioso ritmo rock and roll con il tipico e mitico organetto da spiaggia. Fra i tanti gruppi di musica surf strumentale si ricordano: Fireballs (Torquay), Astronauts (Baja), Pyramids di tutti, Green Tambourine (1968) dei Lemon Pipers, Na Na Hey Hey Kiss Him Goodbye (1968) degli Steam, Spirit In The Sky (1970) di Norman Greenbaum. In ultima sintesi possiamo dire che la musica surf, musicalmente è una musica demenziale, sotto sviluppata, adatta a musicisti lobotomizzati, poco impegnata e poco impegnativa…ma voi provate a non ballare di fronte a.. “A Bar bar bar bar Barbar Ann Bar bar bar bar Barbar Ann (Bar bar bar bar Barbar Ann) Oh Barbara Ann take my hand (Bar bar bar bar Barbar Ann) Barbara Ann (Bar bar bar bar Barbar Ann) You got me rockin' and a rollin' Rockin' and a reelin' Barbara Ann Bar bar bar bar Barbar Ann” IRONS |