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Outline L'outline è la linea esterna di una tavola da surf, è la sua forma guardandola da sopra. Questa forma è il risultato di un'alchimia tra lunghezza e larghezza, il posizionamento del wide-point (o immaginario baglio maestro, ovvero il punto più largo della tavola) e la forma del tail. Più di altri valori, l'outline è la carta d'identità di una tavola, e ne determina il comportamento. Curve lunghe e affusolate indirizzano un gun o più in generale una tavola alle onde alte, mentre, un outline più tondo orienta la tavola verso onde più molli e generalmente più piccole.
Lunghezza La lunghezza della tavola viene determinata misurando la linea che unisce un'estremità all'altra, e non la sua altezza in verticale. Espressa in metri-centimetri o in piedi-pollici, la lunghezza è troppo spesso l'unico riferimento tra i surfisti; si sente spesso dire "è troppo piccola per me, è un 6'1", senza considerare larghezza e spessore. Rimangono valide le regole di base, ovvero che una tavola lunga galleggia meglio e più a lungo una volta lanciata, ma gira e accelera meno velocemente di una tavola corta. Larghezza E' facile capire che una tavola larga galleggia meglio di una stretta. Una maggior superficie d'appoggio capta meglio l'energia delle onde, e rappresenta un vantaggio nelle onde piccole che non spingono molto. D'altra parte, una tavola larga galleggia troppo con onde veloci, e rischia di essere poco controllabile. Al contrario, una tavola stretta offre meno portanza per via della sua superficie ridotta ed è quindi destinata alle onde che spingono. La larghezza ridotta, facilita il passaggio da un rail all'altro, garantendo molto controllo. Larghezza anteriore Misurata a un piede (30,5cm) dall'estremità anteriore della tavola, questa misura, poco considerata dai surfisti, permette di regolare il comportamento della tavola. Riflette gli stessi principi della larghezza massima: maggior larghezza avanti significa maggior galleggiamento (remata e partenza facilitate), mentre minor larghezza significa, più penetrazione e tenuta sui rail. Larghezza posteriore Stesse considerazioni rispetto alla larghezza anteriore: una zona posteriore larga aumenta il galleggiamento nella remata, nella partenza, e genera velocità nelle onde piccole e/o molli. Al contrario, una zona posteriore stretta offre meno portanza sulle parti molli dell'onda. Però all'aumentare della velocità, consente un aggancio maggiore nell'onda, così come il passaggio da un rail all'altro Wide point Si tratta della larghezza massima di una tavola, ma oltre al suo valore, è il suo posizionamento a influenzare la maneggevolezza. Posizionato al di sotto della metà, consente alla tavola di curvare rapidamente e in maniera facile. Posizionato al di sopra invece, consente di allungare le curve. Viene dunque posizionato sotto nelle tavole destinate alle onde piccole, per la maneggevolezza, e sopra per tavole per le onde grosse, per privilegiare controllo. Tail La forma del tail completa l'outline della tavola e deve essere coerente con le altre misure. Le molteplici forme del tail sono innanzitutto diverse ripartizioni della superficie finale della tavola. Per una tavola destinata alle piccole onde non molto concave, è necessaria una superficie che generi velocità grazie alla sua portanza. Sarà da preferire un tail "largo" square o ancora uno squash, i cui due angoli (più o meno marcati, o addolciti) offrono due punti di perno ideali per manovre strette, tipiche del surf su piccole onde. All'aumentare della dimensione e della concavità delle onde, sarà necessario diminuire la superficie del tail. L'onda genera una potenza sufficiente per surfare velocemente e diventa importante aumentare il controllo. Dallo squash tail si può passare alla sua versione ridotta, il baby squash, o meglio al round pintail. Il round pin offre sempre una superficie importante e soprattutto molta dolcezza nel passaggio da un rail all'altro. Si può rivelare adatto alle piccole onde per corporature leggere, ma la maggior parte delle volte è un tail shape che si usa nelle onde di dimensione medie (da 1,50m a 2,00m-2,50m); oltre queste dimensioni, si impone il pintail. Il fishtail e lo swallowtail offrono superfici quasi altrettanto importanti che quelle di un tail quadrato, quando la tavola avanza di piatto, ma una volta sul rail, questi tail "in due pezzi" si comportano come i pintail affusolati e dagli angoli acuti. Evitate dunque le combinazioni fra tail fatti per le onde grosse e tavole per onde piccole.
Bottom (o parte sotto della tavola)  Meno evidente ad occhio nudo, il trattamento della carena è relativamente indipendente dal resto dello shape.Lo si ritrova sull'ultimo terzo posteriore della tavola, e può estendersi fino alla metà di essa. Oltre, la sagomatura della carena è utile solo su un longboard il cui terzo anteriore è una superficie portante (il cucchiaio per intendersi). La lavorazione più semplice è la V, che posta dietro, permette di oscillare più facilmente da un rail all'altro. In più, questa V crea un lift nella parte posteriore, aumentandone il rocker, e consentendo un maggior feeling nelle curve spinte. Si trovano ugualmente carene con V invertito (l'estremità in questo caso non è più la punta ma il rail), ma a queste si preferisce tuttora l'evoluzione più diffusa costituita dal concavo. Questa depressione sotto la tavola accelera lo scorrimento dell'acqua, tanto più che il suo profilo "ad imbuto" crea un effetto chiamato venturi, che consente all'acqua di scivolare più rapidamente. Se il guadagno in termini di velocità è innegabile, in curva la penetrazione del rail nell'acqua è più sensibile per via di questa concavità. Per conservare questo effetto di accelerazione senza troppa perdita di controllo, è comparso il doppio concavo, che limita la perdita d'appoggio insita nel concavo semplice. Spesso meravigliosi ma difficili da shapare, i canali sono un'altra forma di carena lavorata. Queste tracce parallele canalizzano anch'esse lo scolo dell'acqua per dare maggiore velocità, e creano altrettanti piccoli "rail" sotto alla tavola che offrono un buon aggancio in curva. Rocker II Rocker, la curvatura longitudinale della tavola, è sicuramente uno dei parametri più difficili con cui prendere dimestichezza. La complessità deriva dal fatto che il rocker incide sia sull'andamento della tavola sul piatto, che sul rail. Si tratta quindi di raggiungere un compromesso tra velocità e maneggevolezza.Per semplificare la questione, diciamo che un rocker debole (e quindi una tavola "piatta") permette di planare di più sull'acqua. La remata, la partenza e la presa di velocità sono migliori, ma senza una curvatura accentuata del rocker la tavola gira meno facilmente, bisognerà quindi fare perno sul tail con il piede posteriore. È per questo che si tende a conservare uà rocker debole sulle tavole corte destinate alle onde piccole: la tavola è veloce e gira facilmente sul tail per via delle sua dimensione ridotta. Al contrario, una tavola con un rocker marcato (una tavola "a banana") gira molto facilmente, senza bisogno di forzare, grazie ad una forma che le consente di inserirsi da sola nelle curve. D'altra parte una tavola a banana spinge molta acqua mentre avanza, plana molto meno, e di conseguenza si rivela molto meno rapida. Ci vorrà allora una tavola potente o un surfista vivace e tecnico, capace di generare velocità con le manovre. Sebbene il rocker sia concepito come un tutt'uno, si può suddividerlo in rocker anteriore, posteriore e una zona piatta. Attraverso il gioco di appoggi anteriore-posteriore, il surfista può far funzionare "separatamente" queste zone. Una zona di piatto all'altezza del piede anteriore consente alla tavola di planare e accelerare appena il surfista trasferisce il suo peso davanti. Poi, utilizzando il rocker posteriore (tail kick) tramite un appoggio sul piede dietro, il surfista recupera la maneggevolezza necessaria per lanciarsi nelle curve pronunciate. Il rocker anteriore è poco influente rispetto al tail kick Spessore II valore che compare sulle misure di una tavola è ovviamente riferito allo spessore massimo, ma occorre piuttosto considerare la nozione di foil di una tavola, ovvero la ripartizione dello spessore su tutta la lunghezza della stessa, questo, influenza il corretto galleggiamento della tavola. Coerenza è la parola chiave. Non si tratta di compensare un grande spessore centrale con una parte avanti e una dietro molto fini. Come nel caso della larghezza, lo spessore influisce sul volume della tavola. Optando per dei valori significativi, la tavola plana facilmente sopra l'acqua, assicurando una partenza facile e buona velocità, ma può far perdere il controllo a velocità molto elevata a causa della difficoltà a penetrare nell'acqua. Al contrario, una tavola sottile assicura un controllo e una precisione senza pari anche con poca velocità, ma galleggiando meno ha bisogno di un'onda potente o di essere rilanciata. Rail  Lo shape del rail è sicuramente la parte più difficile da realizzare, soprattutto perché è impossibile da misurare. È quindi una questione di sensibilità manuale, di occhio esperto. Punto di contatto, di aggancio tra la tavola e l'acqua, influisce sull'aderenza. Alcuni rail sono teneri, confortevoli, ma non molto sportivi, mentre altri si incollano letteralmente alla superficie, trasmettendo al surfer tutte le sollecitazioni dovute alle imperfezioni. Osservando il taglio del rail di profilo, si può capire molto del comportamento della tavola.Un rail piuttosto arrotondato e spesso, si infila poco nell'acqua in curva e da alla tavola la possibilità di galleggiare conservando la propria velocità. Allo stesso modo, questo profilo perdona le prese di rail azzardate, evitando che la tavola si conficchi brutalmente. È un tipo di rail consigliato a un principiante, e in genere per le onde piccole, nelle quali la velocità è la cosa più importante, quando le curve non vengono effettuate con tutta la lunghezza del bordo bensì facendo perno posteriormente. Un rail fine, teso, evidentemente penetra maggiormente nell'acqua e può essere combinato con uno spessore importante (curvando la coperta della tavola per ottenere dei rail fini), ma l'impostazione delle curve deve essere precisa e il surfer deve essere dotato di grande sensibilità. Questo tipo di rail è da riservare a surfisti di buon livello, e/o a delle onde molto veloci. Il rail tondo si rivela difficile da infilare nell'acqua al contrario di un rail teso. Ovviamete, scendendo nei dettagli la faccenda si fa un po' più complicata. Separando il rail in due parti, dal punto più esterno del bordo, che chiameremo linea del rail, otterremo un rail superiore e uno inferiore. Sarà facile notare che non sono simmetrici (tranne che su alcuni long-board old-school). Per la maggior parte delle tavole, il rail inferiore è più piccolo e verticale di quello superiore. Più piccolo ma più importante! È lui che determina il tipo di aggancio nell'acqua. Più è verticale e spigoloso, più è tecnico e reattivo, più la tavola reagisce sugli appoggi, talvolta a scapito del controllo.Al contrario se il rail inferiore disegna una pendenza lunga e dolce verso il bottom, la tavola si rivela più maneggevole e facile da controllare. Quanto al rail superiore, esso determina soprattutto la capacità della tavola di penetrare nell'acqua, a seconda che la sua pendenza sia debole (rail tondo) o forte (rail teso).  |