Home arrow Pink Corner arrow Camilla in Portogallo 10 febbraio 2012  
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Evvai mi danno una settimana di ferie. Si parte: destinazione Portogallo.

Viaggerò con Alessandra, una ragazza di Viareggio che pratica long; non la conosco, ma penso che non ci saranno problemi a fare amicizia, sembra simpatica, alla mano e pronta a divertirsi. Non abbiamo prenotato nè albergo, nè una casa...all'avventura. Laggiù troveremo ad aspettarci Emanuele e Roberto, due simpatici viareggini amanti del surf e delle avventure. Emanuele ha vissuto per sei mesi a Lisbona. Speriamo di non avere problemi.

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Evvai mi danno una settimana di ferie. Si parte: destinazione Portogallo.

Viaggerò con Alessandra, una ragazza di Viareggio che pratica long; non la conosco, ma penso che non ci saranno problemi a fare amicizia, sembra simpatica, alla mano e pronta a divertirsi. Non abbiamo prenotato nè albergo, nè una casa...all'avventura. Laggiù troveremo ad aspettarci Emanuele e Roberto, due simpatici viareggini amanti del surf e delle avventure. Emanuele ha vissuto per sei mesi a Lisbona. Speriamo di non avere problemi.

Giorno della partenza

Ore 14.30 ritrovo all'aereoporto di Pisa con Alessandra.

Arrivo col mio fantastico trolley Rip Curl e la sacca blu Fcs stracolma di roba, all merrik 5.8, due mute, due asciugamani e alcuni vestiti. E' molto pesante. Cammino tutta storta.

Vedo un'alta bionda vestita Roxy dalla testa ai piedi. E' Alessandra. Mi sorride, le vado incontro e noto subito una mega sacca con le ruote. Mi ero dimenticata di quanto fossero grossi i long. Per fortuna faccio tavoletta, sono piccoletta, non avrei le forze di portare a giro per il mondo quel grosso scafandro. Portiamo le sacche al cheek-in preoccupate che ci facciano storie per il peso. Fortunatamente nulla.

Salutiamo i rispettivi genitori e ci dirigiamo verso il gate numero 9. Mangiamo, chiacchieriamo delle nostre passioni. Eccitatissime si sale sull'aereo. Scattiamo foto al panorama visto dall'alto con la fantastica Nikon dell'Ale e intanto le tre ore di volo passano velocemente.

Siamo arrivate a Porto verso le 8 p.m.. Prendiamo le sacche.

Si vedono in lontananza due tipi. Uno biondo e uno moro: sono Emanuele e Roberto. Belli abbronzati ci vengono incontro, li salutiamo, l'Ale si presenta. Da cavalieri prendono le due ingombranti sacche e andiamo nel parcheggio sotterraneo.

Caricate le tavole su una fighissima e nuova Clio Station Wagon nera, siamo partiti per Peniche.

Durante il viaggio abbiamo iniziato a chiacchierare per conoscerci, sembrano molto simpatici. credo che anche ad Ale abbiano fatto la mia stessa impressione.

Ci siamo fermati a mangiare a Coimbra, l'Ale e Ema si son presi un'orata grigliata mentre io e Roby dei calamari grigliati accompagnati con del vino verde.

Poi siamo risaliti in macchina e dopo un'oretta e mezzo di viaggio siamo finalmente giunti a Peniche a Ilha do Baleal, una piccola penisola, molto suggestiva perchè è a picco sul mare.

Una simpatica signora ci mostra il nostro piccolo e accogliente appartamento: favoloso, dalla terrazza puoi vedere i due spot divisi da uno stretto lembo di spiaggia.

Dopo aver scaricato i bagagli dalla macchina e aver guardato in tv un match di lotta libera ho convinto i ragazzi (molto stanchi dalla giornata di surf e dal viaggio) a portarci a fare un giretto per il centro di Peniche. Ci siamo fermati ad un pub, birretta, cioccolata calda, un pò di linea wi-fi a scrocco e subito a letto. Domani si surfa!!!

Prima surfata nell'oceano

Alle 10, io e l'Ale ci siamo svegliate e siamo andate subito in terrazza a guardare il mare, nello spot di sinistra a Lagido non c'è nulla, solo qualche surfistello alle prime armi, mentre in quello di destra a Prainha, si notano spumeggianti schiume bianche.

Mi metto subito la muta e vedo l'Ale alle prese con la pinnettona centrale del suo celeste long. Si è dimenticata il bulloncino. Svegliamo i ragazzi che ancora dormono beati e li spieghiamo il problema. Mi levo la muta e con l'Ale mi dirigo subito al surfshop più vicino; si prende il maledetto bulloncino e si ritorna a casa.

Tutti e quattro montiamo le tavole sull'auto, mute, calzari, asciugamani, macchine fotografiche, siamo pronti!!! Andiamo a vedere Supertubos , le onde sono su mezzo metro, dicono che lo spot lavori meglio quando c'è più misura; così andiamo a Prainha, le onde sono su un metro, c'è molta gente in acqua. Muta, calzari, imparaffiniamo le tavole, leash ai piedi e subito di corsa in acqua. Con il mio 5.8 è stata un pò dura surfare, le onde erano parecchio loffe ed era difficile la partenza, invece l'Ale ha dato spettacolo col suo tavolone, felice se ne andava su e giù per la line-up.

Ema e Roby dopo un'oretta escono dall'acqua affamati, l'Ale dopo poco li raggiunge, mentre io rimango in acqua a chiacchiera con i pochi portoghesi rimasti.

Alla fine esco anche io dall'acqua, mi guardo intorno ma non riesco a ritrovare la piazzola dove avevamo parcheggiato la Clio. "Cavolo, le dune sono tutte uguali!!!"

Poi vedo l'Ale e i ragazzi ancora con la muta "Ragazzi vi ho trovato, ho freddo, dov'è la macchina?". Silenzio. Ema e Roby sorridono, l'Ale "Camy ci hanno rubato la macchina!". Io mi guardo attorno "Ma come, ragazzi state scherzando!?". Silenzio.

Non sapevo se piangere o se ridere; con le mani nei capelli inzio a girare per la piazzola. Vedo l'auto di alcuni surfisti con i vetri rotti, più in lontananza un ragazzo e una ragazza disperati perchè li hanno appena svuotato il furgoncino dove vivevano da due mesi.

"Zingari!!! bel colpo: contanti, carte di credito e auto, così siamo senza soldi e a piedi!"

Avevamo tutto in macchina, soldi, carte, documenti, cellulari, mute, ipod, macchine fotografiche, vestiti...

Arriva la polizia, li spieghiamo l'accaduto, Ema e Roby salgono nel loro furgoncino con le rispettive tavole mentre io e l'Ale rubiamo un passaggio ad un simpatico portoghese conosciuto in acqua poco tempo prima. Il long è troppo lungo, così lasciamo la bauliera aperta, la mia tavola è appoggiata sopra quella dell'Ale. Prima salita, la mia tavola vola in mezzo alla strada. Punta rotta, ci metterò un pò di scotch.

Si arriva all'appartamento sane e salve.

Ci facciamo una doccia, i ragazzi vanno in questura a fare il verbale e tornano senza buone notizie "Ragazze domani andiamo a Lisbona all'ambasciata e ci facciamo rifare i documenti, per i soldi faremo un bonifico!". La nostra fortuna è stata che Ema si era portato dietro solo 50 euro, il resto del denaro e il passaporto lo aveva lasciato nell'appartamento.

I padroni di casa si sono rivelati delle brave persone, oltre a sfamarci ci hanno lanciato dal terrazzo il cavo per la conessione internet. Menomale avevo lasciato il portatile a casa, siamo così riusciti ad informare via Skype i nostri cari.

Ema ha un amico a Lisbona, Joao; domani prenderemo un pulman che ci porterà da lui.

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Peniche, dopo essere stati derubati

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Polizia

Ambasciata italiana

Alle 8.30 io e L'Ale siamo saltate giu dal letto, mentre i ragazzi dormivano ancora. Ci sarebbe piaciuto fare una piccola session nella nostra penisoletta prima di andare a Lisbona, ma il mare era veramente flat; così abbiamo pulito un pò la casa per lasciarla un minimo decente agli occhi della nostra simpatica padroncina. I ragazzi si sono svegliati, hanno preparato i bagagli e il marito della signora ci ha accompagnati alla fermata del pulman.

Successivamente abbiamo fatto una piccola spesa nel supermercato lì vicino e con soli 6 euro abbiamo comprato da mangiare per tutti e quattro.

Dopo un'oretta di pulman siamo arrivati nella periferia di Lisbona, è venuto a prenderci Joao, un ragazzo alto e affascinante, vestito con gusto. Ci saluta calorosamente; guarda la sacca enorme dell'Ale con un espressione un pò sbalordita, fa un sorriso, la prende e la carica sulla macchina. Leghiamo le tavole con le cinghie di scorta e ci dirigiamo verso il centro di Lisbona per procurarci delle fototessere.

Siamo all'ambasciata, dopo 4 ore di attesa finalmente è il nostro turno. L'impiegato inizialmente dice di non poterci aiutare poichè serve almeno una fotocopia del documento smarrito. "Ma scusate, come si fa ad avere una copia della carta d'identità se ci hanno fregato il carro?!". Gli diamo le nostre simpatiche fototessere con i colli abbronzati per metà, le attacca sul documento che ci fa compilare e voilà almeno in Italia ci torniamo.

Poi andiamo alla Hertz per noleggiare un'altra auto, ma Ema non ha più la carta di credito e così non possono darcene un'altra.

Dopo di che andiamo all'ostello. Inizialmente l'idea di dover condividere la camera con altri sconosciuti non ci piaceva molto, eravamo ancora un pò sconvolti dal furto della giornata precedente; ma quando vediamo la camera che ci hanno assegnato, una "suit imperiale" con 4 posti letto, parquet di legno, lampadari di cristallo e cucina moderna, cambiamo subito idea. Tutto era moderno lì dentro, persino la chiave era elettronica.

Ci facciamo un piccolo tour nel centro della città guidati dall'esperto Ema e a seguire una simpatica cenetta da "Super Mario", uno spartano ristorantino.

Finito di mangiare passa a prenderci Joao per portarci a bere una birretta in uno dei tanti pub di Lisbona; quando decidiamo di tornare a casa, un'altra sorpresa ci attende, la macchina di Joao è senza benzina e nel parcheggio in salita non riesce a ripartire, quindi di nuovo a piedi chiamiamo un taxi. Che sfiga!

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Lisbona

Non mi sono mai sentita così ad ovest

"Bon dia", riusciremo a fare surf oggi o ci saranno ancora imprevisti?!

La giornata sembra partire bene, il tempo è bello e "Beachcam" da 2.5m nella zona di Praia do Guincho e Praia Grande. La sweel proveniente da sud sembra essere finalmente arrivata.

Alle 10 Joao passa a prenderci e via verso le onde. Per raggiungere lo spot decidiamo di passare dalla strada panoramica, più lunga ma che permette di vedere tutte le spiagge.

A Carcavelos il vento è troppo forte e proseguiamo verso nord.

Ci fermiamo al Guincho ma anche qua non la manda buona.

Decidiamo per Praia Grande. Il panorama è fantastico. Un metro d'onda un pò ventoso ma che sembra surfabile. In acqua poche persone. I ragazzi si divertono, mentre io e l'Ale annaspiamo nel vento.

Pranzo veloce lungo il fiume. Ci sono delle papere ingorde dei miei wafer.

Prossima tappa al Guincho per un sunset.

Finalmente le barre, sinistre infinite si srotolano al calar del sole. Molti professionisti ci sfrecciano davanti proponendo manovre entusiasmanti, Alessandra prova a raggiungere la line-up riuscendo solo ad affogare sotto la serie. Io rimango fuori dall'acqua a fare foto con il cell di Ema, unico mezzo rimasto per immortalare i momenti di questa "vacanza".

Nel viaggio di ritorno abbiamo fatto una piccola escursione a Cabo da Roca, il punto più ad ovest d'Europa. "Non mi sono mai sentita così ad ovest!".

Verso le 11p.m. siamo andati a fare la spesa. I supermercati chiudono molto tardi in Portogallo.

Cenetta tranquilla nella nostra suit con Joao come ospite.

Domani il meteo da 4.5m. Arrivano le "bombeiros"!!!

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 Praia Grande

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Guincho, sunset

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La macchina di Joao

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Cabo da Roca

 

Finalmente i soldi!

"Fracas"(mosso) da tutte le parti!

Piove.

Siamo andati alla posta a ritirare i soldi che i nostri genitori ci hanno inviato. Io e l'Ale ne abbiamo approfittato per fare qualche spesa. Nel centro di Lisbona ci sono tanti negozi. Mi sono presa un giubbottino a quadri. Ne avevo bisogno, ieri sera sono morta di freddo.

Abbiamo pranzato al centro commerciale con un simpatico panino.

Siamo arrivate all'ostello e sulla porta abbiamo trovato il seguente biglietto "bimbe siamo andati a surfare con la macchina di Joao, abbiamo pensato che per voi il mare era troppo grosso e quindi abbiamo preferito lasciarvi a fare shopping per Lisbona. Ema e Roby".

Così io e "La Grande" (come la chiamano i ragazzi), abbiamo impiegato la giornata nella ricerca di un surfshop, ma nulla, sono in periferia. Troppo pericoloso girare da sole per Lisbona. Siamo andate nella zona del Bairro Alto; c'erano solo negozi street, carini, ma neanche troppo.

I ragazzi sono tornati da surfare esclamando "bombeiros, boimbeiros". Suppongo ci siano state delle belle onde.

Stasera super serata.

Eleganti e profumosi, in compagnia del nostro amico Joao, siamo andati a cena fuori in un ristorantino tipico di Lisbona. Indovinate cosa ho ordinato??? Dei fantastici "lulas", ovvero calamari grigliati. I ragazzi mi prendono in giro perchè è la quarta volta che li ordino e neanche mi piacciono molto ma oramai sono un'esperta.

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Lisbona

Di là dal fiume

E' sabato, tra due giorni si torna a casa. Uffa!!!

Sveglia alle 13, tutti K.O. Ieri abbiamo fatto serata, Bairro Alto, il clou delle notti portoghesi... e tra una "cerveza" e l'altra siamo finiti al Lux, la discoteca piu fashion della zona.

Joao ci ha lasciato la sua macchina.

Abbiamo deciso di andare a Costa de Caparica, parte più a sud di Lisbona. Sono rimasta molto colpita dal lunghissimo ponte "25 Aprile" che taglia in due la città.

Giunti allo spot, senza nemmeno guardare le condizioni ci siamo tuffati in acqua. Un posto meraviglioso, piccole baie e moletti si prestano bene per foto e contest surfistici. Io ed Ale siamo entrate in acqua mentre Roby è rimasto fuori a documentare con foto la nostra performance.

C'è un metro d'onda con vento on-shore. Le onde sembrano piccole, ma le avevo sottovalutate. "L'oceano è sempre l'oceano": prima duckdive, tavola in faccia. L'Ale commenta "la sera leoni, la mattina barchetta a vela". Il numero di persone è piuttosto elevato e un inesperto bodyboarder inglese mi è fiondato sulla testa, ma per fortuna che era di gomma. Ho preso le ultime onde e sono uscita ancora un pò frastornata dagli incidenti.

Abbiamo fatto visita al surfshop della zona, carino e accogliente, ho scambiato qualche battuta con i surfisti locali.

Serata tranquilla, cenetta con amici portoghesi da "Senhor Carlitos". Domani vogliamo surfare tutto il giorno.

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Costa de Caparica

Domenica, esiste veramente il "microclima"

Stamattina finalmente ce l'ho fatta a svegliare abbastanza presto i ragazzi. Piove, diluvia. L'Ale ha visto le previ e dovrebbe migliorare in giornata. Abbiamo lasciato la nostra suit imperiale, stasera dormiremo insieme agli altri ragazzi dell'ostello.

Dopo aver caricato le tavole sulla macchina di Joao, lo siamo andati a prendere. Una bella colazione con sumol de laranja (succo di arancia) e sandwich al queijo (panino al formaggio). Destinazione Guincho.

Carcavelos non è buono, molto fracas ( lo diceava anche Beachcam).

Mi sono addormentata una mezz'oretta e mi sono svegliata sullo spot. C'è il sole, allora esiste davvero il "microclima" di cui ci parlava Joao: quando a Lisbona piove, al Guincho c'è il sole e viceversa. Le onde sono su un metro con il set di 1.5. con vento da sud-ovest quasi off-shore. Da paura!!!

Ci siamo immutati e subito di corsa in acqua. Ci saranno stati un centinaio di surfisti; il livello in acqua era medio-alto, i portoghesi sono molto radicali nelle loro manovre. Mi ha colpito anche il numero di ragazze presenti in acqua, alquanto difficile da trovare in Italia. C'era una ragazza molto forte (10 volte campionessa potoghese), era un piacere vederla scivolare sulle onde.

Non è stato facile surfare, ma ho preso qualche onda con molta soddisfazione. Un altro inconveniente incombe su di me; mi si è rotto li leash lasciandomi in balia delle onde, ma fortunatamente con le mie forze sono riuscita ad arrivare a riva e a riprendere la tavola. Anche i ragazzi sono fomentatissimi mentre l'Ale è lontana lontana a contendersi il picco centrale con i pro.

Soddisfatti della nostra surfata, ci siamo fatti un break sulla terrazza panoramica del Guincho. Alle 5p.m. la marea si è alzata, Ema e Roby sono andati in acqua a prendere le bombe con off-shore mentre io ed Alessandra ci siamo fatte foto floreali in perfetta simbiosi con la natura.

La giornata è terminata con una bella birra Sagres di fronte ad un magnifico tramonto. Il cameriere ci ha portato persino delle coperte di pile blu e gialle per coprirci dalla brezza marina. Non ci sono parole per descrivere questi fantastici istanti...

Abbiamo concluso la serata nel salone dell'ostello a guardare le foto che Victor Crespo, un fotografo spagnolo, aveva scattato ad Alex, un surfista della Spagna sponsorizzato Analog.

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Guincho

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Io con Ema

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 Io con Ale

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Il guru

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Sunset

La nube

 Ci è giunta notizia che un vulcano dell'Isalnda, l' Eyjafjallajökull sia eruttato. C'è una grossa nube nera che non permette di volare; tutti gli aereoporti sono chiusi.

Come torniamo a casa?!?!

Vado nella cucina dell'ostello, dove ci sono un australiano, un braziliano e molti altri ragazzi provenienti da tutta Europa che fanno colazione a base di bacon e uova.

Io e l'Ale andiamo ad un baretto a mangiare qualcosa di più leggero.

Mi connetto su Skype "Mamma, hai sentito del vulcano, dicono che gli aereoporti siano tutti chiusi e riaprano domani sera alle 8!".

Joao ci accompagna alla stazione. Lo salutiamo affettuosamente con un tenero abbraccio: di lui avremo un buon ricordo, ci ha fatto da surf-guide per tutta la nostra avventura portoghese.

Prendiamo il treno per Porto. I ragazzi stanno pensando ad una soluzione in mancanza del volo: tre giorni a San Sebastian. Non male, ma io domani devo essere a lavoro.

Arrivati all'aereoporto ci danno l'aspettata notizia: il volo è cancellato. Gli aerei per l'Italia dovrebbero ripartire mercoledi, bisogna vedere se c'è la disponibilità.

Ema e Roby se ne sono andati via con un gruppo di viareggini, hanno preso un pulmino a noleggio e passeranno dalla Francia.

Sono le 23, io e l'Ale siamo sempre all'aereoporto, fortunatamente abbiamo conosciuto due massesi, Massimo e Lorenzo e una coppia di fiorentini.

Passeremo la notte qua. Il prossimo volo è per lunedi prossimo, se non troviamo un'altra soluzione alloggeremo al surfcamp di Porto, l'Ale ha gia sentito, c'è posto. Sarebbe bello surfare ancora un pò per finire allegramente la vacanza.

C'è anche un altro problema, il documento che ci hanno fatto all'ambasciata, scade il 20, cioè domani.

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All'aereoporto di Porto

Mai andare a Madrid con un longboard

Penso di non aver mai dormito così male. Tutta la notte su quelle poltroncine di metallo. Avrò dormito si e no, una ventina di minuti: questa mattina siamo tutti pieni di dolori, collo, schiena, e gambe sono k.o..

Abbiamo deciso di prendere un pulman che fa Porto-Madrid, un altro Madrid-Barcellona e un altro ancora che fa Barcellona-Viareggio. Massimo ha un parente a Barcellona.

Ci siamo fatti rimborsare il biglietto e tutti e sei siamo partiti alla ricerca della stazione dei pulman. Dopo un'ora di camminata, l'abbiamo trovata. I ragazzi di Firenze ci hanno abbandonati e "fregati" poichè si sono presi il volo Porto-Barcellona. C'erano solo 2 posti. Io, l'Ale, Massy e Lore, abbiamo deciso di restare uniti. Menomale abbiamo trovato loro; ci siamo fatti inviare i soldi sulla Postepay di Lore.

10 ore di viaggio, 4 ore abbiamo dormito. Via son passate abbastanza velocemente.

Alle 20.30 siamo arrivati nella periferia di Madrid. Il pulman per Barcellona, che si trova dall'altra parte della città, parte alle 21. Il tram non ci fa salire, perchè il long dell'Ale è troppo grosso, l'autista del pulman ci butta fuori per il solito motivo.

Panico. Sono veramente nel panico. L'Ale suggerisce di andare a piedi. E' buio e i volti di questi spagnoli mi spaventano. Inizio a lamentarmi, poi i ragazzi mi tranquillizzano. Dopo due ore e mezza di cammino siamo nel centro. Il pulman oramai lo abbiamo perso. Sul treno non ci fanno salire per il grosso bagaglio, un altro km di cammino e siamo ad un ostello orientaleggiante. Odio la cultura orientale... almeno c'è la rete wi-fi. Insieme a Massy e Lore iniziamo a cercare pulman, voli e addirittura traghetti per tornare a casa.

Domani prenderemo un pulman che arriva a Barcellona.

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Ale con le tavole

Barcellona

"Camy svegliati, sono le 7!" mi dice l'Ale. Bussa agli altri ragazzi.

Si saluta la cinese dell'ostello.

Bisogna arrivare a Avda de America, lì troveremo la stazione dei pulman.

Cerchiamo un taxy abbastanza voluminoso o almeno con delle barre, nulla. Riproviamo col pulman. La linea 26 dovrebbe portarci nelle vicinanze. Inzialmente l'autista non ci fa salire. "Siamo italiani, siamo bloccati qua, nessuno ci fa salire, dobbiamo tornare a casa!" gli dico con le mani messe a preghiera. Ci fa salire.

Abbiamo sbagliato pulman, bisognava prendere il numero 26 nell'altro lato della strada. Si scende delusi, sempre piu stanchi e più lontani dalla nostra meta.

Insieme all'Ale provo a fare l'autostop, ma nessuno è disponibile a caricare il tavolone.

"Sono 6 km in salita!" fa l'Ale "Io e Massy portiamo le tavole, te e Lorenzo prendete la metro con i trolley e miraccomando prenotate subito il pulman!".

Incredibile, alla metro non c'è nessuna guardia. Se fossero venuti l'Ale e Massy sarebbero passati senza problemi con le tavole.

Arriviamo alla biglietteria, 20 minuti dopo arrivano anche gli altri due. Facciamo i tickets.

Alla fermata del pulman, l'autista non ci vuol far salire perchè non abbiamo pagato il supplemento per le tavole. Alla biglietteria nessuno ce lo aveva detto, noi non lo avevamo neanche chiesto però. E' l'una, il pulman vuole partire. L'Ale e il controllore scappano a fare questo ticket.

Dopo otto ore di viaggio si arriva nella bella Barcellona. ci vengono a prendere Giorgio, il cognato di Massy, con la sua fidanzata francese Helene. Ci aiutano a portare i bagagli sulla metro, la giovane guardia con un sorriso ci fa passare.

Arriviamo sotto casa di Giorgio, abita al quinto piano, i corridoi sono troppo stretti, il long dell'Ale non ci passa.

Dopo numerosi tentativi decidiamo di suonare agli inquilini del primo piano. Li passiamo la tavola dalla finestra; la terranno loro fino alla nostra partenza.

Molto carina la casa di Giorgio, un tipico appartamento spagnolo, arredato con semplici mobili e tappezzato con grossi poster e immagini ritagliate da giornali.

Giorgio ci cucina una gustosa carbonara. Ci voleva proprio un bel piatto di pasta... è da dieci giorni che vado avanti a panini con prosciutto cotto e formaggio.

La serata è stata piacevole in compagnia di Giorgio ed Helene: si sono divertiti ad ascoltare il racconto della nostra disavventura.

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L'appartamento spagnolo

"Tenete le borse strette!"

Ci alziamo alle 8, anche Giorgio è gia sveglio per andare all'università.

"Speriamo che sia la nostra ultima notte da conquiline!" le dico all'Ale. Mia mamma vuole che stasera prenda l'aereo.

Alle 9.30 andiamo al consolato per farci estendere la validità del documento scaduto. C'è una lunghissima fila di italiani e spagnoli. Li conto, sono 48 persone. Ma la fila scorre bene, c'è una guardia che ci smista nei vari uffici. Spiego l'accaduto e dopo una mezz'oretta di attesa riusciamo a parlare con il notaio Massimo Chicca, un toscano come noi. Gentili e disponibili, lui e la sua segretaria Lucia ci ascoltano molto dispiaciuti della nostra avventura.

"Ragazze, non so se vi faranno volare, la Ryanair fa le storie, vi conviene prendere il traghetto!" dice Massimo. Avviso mia mamma che ci prenota subito una cabina doppia sulla Grimaldi. Io e l'Ale, felici, salutiamo Massimo e Lucia. "Mi raccomando ragazze, tenete le borse strette, qua a Barcellona, rubano tutto!" ci fa il signor Chicca.

Andiamo a prendere Massy e Lore alla metro, iniziando così il nostro giro da turisti. Ci soffermiamo alla "Sagrada Familla" a scattare qualche foto con l'Iphone dell'Ale. Dopo un gustoso "perrito caliente" ci dirigiamo verso il porto per prenotare i biglietti del traghetto per i ragazzi.

Dopo aver visitato gli innumerevoli negozi del centro, siamo tornati a casa di Giorgio. Massy, insieme ad Helene hanno preparato un delizioso aperitivo.

L'Ale ha recuperato la sua tavola dai ragazzi del primo piano e con le sacche in spalla siamo andati al porto.

Il traghetto che doveva partire a mezzanotte ritarda di due ore per il mare grosso. Ti pareva che non ci fossero altri problemi. Nel frattempo facciamo amicizia con un gruppo di ragazzi di Livorno, che come noi si sono fatti Madrid-Barcellona in pulman. Mi piace troppo l'accento livornese!

Eravamo tutti su una panchina, inizia a pioviscolare, uno zingaro si mette a sedere accanto a Lorenzo, fa finta di parlare in francesce, ci chiede qualcosa, ci giriamo tutti a guardarlo per rispondergli. Subito dopo si alza, va via. "Ragazzi c'abbiamo tutto, borse, zaini?" faccio io. Massy non trova più lo zaino che era di fianco alla panchina. Arriva subito la polizia, perquisisce i furgoni clandestini parcheggiati dietro alla famosa panchina. Sono pieni di roba. Ci vorrebbero solo 3 giorni per svuotarli. Scoppia una lite tra il poliziotto e gli zingari. Poco lontano da noi, riescono ad acciuffare il "finto" francese e lo portano via sulla camionetta. Nello zaino di Massy c'erano solo i viveri per la traversata.

Alle 2 saliamo sul traghetto e dopo 22 ore di navigazione arriviamo a Livorno... si conclude così il nostro viaggio. Volevamo un'avventura???E così è stata.

Alla prossima

Camilla

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Sagrada Familia

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Perrito caliente

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I ragazzi della traversata

 
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